03/10/2011

Patuano incontra i blogger: la cronaca di un evento

La Blogfest è anche un’occasione di incontro tra le aziende e la Rete. A questo appuntamento, l’amministratore delegato di Telecom Italia si è presentato puntuale sabato scorso, rispondendo alle domande più ‘scottanti’ del web.

patuano.jpg“È sempre molto interessante quando il mondo digitale decide di incontrarsi fisicamente”. Esordisce così alla Blogfest 2011 Marco Patuano, amministratore delegato di Telecom Italia, che non ha voluto mancare all’appuntamento con la blogosfera. A rappresentare il mondo dei blogger italiani, sul palco della kermesse allestita da Gianluca Neri, Stefano Quintarelli, Massimo Mantellini, Diletta Parlangeli e Marco Zamperini.

“Io amo Internet per molti motivi: innanzitutto perché è un luogo con pochi filtri e in cui trovo chi è simile a me, fatto non ovvio”. Anche se occorre fare attenzione al suo utilizzo: “Internet è per sempre, quindi devo stare attento a quello che pubblico; inoltre, il web non è necessariamente il deposito della verità, quindi devo porvi un mio filtro”. Il rispetto per l’identità digitale, aggiunge, “è qualcosa di molto serio, che insegno ai miei figli”.

Davanti a una platea molto attenta, quella di sabato mattina nel cortile della Rocca di Riva del Garda, l’ad di Telecom risponde alle domande raccolte dalla Rete dagli ambasciatori della blogosfera.

A Diletta Parlangeli, che gli chiede quale sia il vero limite della privacy per la principale azienda di telecomunicazioni in Italia, Marco Patuano risponde che “l’importante è che il soggetto che intende profilarmi me lo dica chiaramente. Quello che non mi piace è l’asimmetria delle regole tra Europa e USA: da noi c’è molta più attenzione all’individuo. Telecom Italia, ad esempio, ha capito che i problemi di privacy non sono soltanto di natura etica, ma di trustability, di fiducia da parte del cliente. Il problema più grave in questo momento è la non portabilità del patrimonio informativo relativo agli utenti, che resta quindi appannaggio del singolo provider. Al contrario, la portabilità sarebbe giusta perché quel patrimonio informativo fa parte della mia identità digitale”.

Massimo Mantellini gli chiede se ritiene più giusto ingabbiare la Rete nelle convenzioni preesistenti o adattarsi alle variazioni del contesto economico, di privacy, di diritti e della gestione dei contenuti in generale, che l’avvento di Internet determina. “Innanzitutto, è un tema importante per Telecom Italia?” incalza il noto blogger. “Sì”, risponde senza esitazioni l’ad. E prosegue: “Non è una nostra scelta la direzione in cui va il mondo. Esiste una situazione di fatto a cui adattare la regolamentazione. Ciò non vuol dire che Internet debba essere un luogo senza regole, al contrario. Il fatto che non tutto sul web possa essere free, non vuol dire adattarlo semplicisticamente a quello che lo precedeva. Il punto cruciale è che tendiamo ad affrontare il mondo di Internet quasi sempre a partire dalla tecnologia, mentre trascuriamo altri aspetti, come quello delle regole. In Telecom esiste un gruppo di persone dedicate a queste tematiche”.

Stefano Quintarelli pone il problema della neutralità del servizio o, in altri termini, della portabilità del profilo. “La Rete deve essere neutrale semplicemente perché sarebbe sbagliato il contrario. Esiste poi un equivoco di fondo che tende a mettere sullo stesso piano gli operatori di telecomunicazioni e gli over the top (si pensi a Google, Amazon, Skype, ecc., ndr.). Un’infrastruttura di rete senza la presenza di questi ultimi sarebbe impensabile. Così come la presenza di banda è fondamentale per erogare i servizi. Per noi è fondamentale l’interoperabilità: i mondi chiusi non fanno bene e non devono poter esistere”, chiude Patuano.

Alla questione di Marco Zamperini: “dove metteremo tutti i dati che generiamo continuamente?”, risponde con un’altra domanda: “Le telecomunicazioni e Internet, in particolare, quali bisogni soddisfano? A mio avviso quattro: comunicare in modo tradizionale; comunicare in modalità ‘next generation’ e 2.0; divertirsi; conservare e sincronizzare i nostri dati. Per queste diverse tipologie di servizio occorrono quote differenziate di banda, un certo limite di latenza e una maggiore o minore attenzione alla fruizione in mobilità. Telco e over the top fanno due lavori diversi: i secondi perseguono il best effort, mentre le prime i managed services. Detto questo, il mondo dello storage, della sincronizzazione e del cloud computing interessa molto alla nostra azienda, che sta spendendo diversi milioni di euro in questo tipo di servizi, dedicati sia ai consumatori che alle imprese”.

Diletta Parlangeli è curiosa di sapere quale sia la sfida più grande per Telecom: “raggiungere chi usa già molto la Rete o chi non la utilizza affatto?”. “Occorre essere positivamente schizofrenici: soddisfare gli utenti più esigenti come creare immigrati digitali”, risponde l’ad, precisando che “i device ci danno una grossa mano per la loro semplicità. Ora la sfida è muoversi in termini di ecosistema e lavorare fianco a fianco con la pubblica amministrazione, il sistema sanitario, e così via. Il nostro obiettivo come telco è creare nuovi motivi d’uso dei nostri servizi”.

Massimo Mantellini ha a cuore il tema del divario culturale, più che materiale, nell’accesso al web all’interno del nostro paese e chiede se Telecom sta lavorando in questo senso. “Le società di telecomunicazioni stanno facendo la loro parte in un contesto che sta dando ad esse spazio. Ma occorre investire di più là dove si genera PIL, ossia ricchezza per il paese, vale a dire nei distretti industriali. Certo, questo da solo non basta ma bisognerà lavorare molto in sinergia con le pubbliche amministrazioni che, dal canto loro, devono sforzarsi di essere molto più digitali, anche per ottimizzare le proprie risorse. Per questo occorre capire meglio quali sono i bisogni reali della gente e puntare a rafforzare servizi come la sanità digitale o lavorare alle nuove tecnologie alla base degli smart environments”.

“Come si fa a sensibilizzare la classe dirigente e spingerla a pensare in modo digitale?”, si chiede, infine, Stefano Quintarelli. “Bisogna fare. Noi operatori di telecomunicazioni stiamo dimostrando di voler investire sulle infrastrutture di ultima generazione. Siamo inoltre attenti ad abbracciare iniziative davvero concrete e ci impegniamo a soddisfare un livello altissimo di qualità da parte della domanda. Questo ci sta richiedendo di mettere in campo una formazione non solo ingegneristica ma anche informatica, perseguite sia tramite un processo di formazione interna che con una ricerca continua di talenti, attraverso programmi come Working Capital e iniziative che guardano direttamente alle Università”.

Articolo di:Diomira Cennamo per Working Capital

18:56 Scritto da: myblog.it in Eventi | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

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